Mescalina, July 26, 2006: Difference between revisions

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<center>Soul, Blues</center>
<center><h3> The River In Reverse </h3></center>
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Questo disco non è un tributo diretto alla città di New Orleans, sfigurata dall’uragano Katrina. Ne è piuttosto una conseguenza, perché, se in seguito a quel disastro Allen Toussaint non avesse perso casa e studio, non si sarebbe trasferito e probabilmente non avrebbe suonato questi pezzi con Elvis Costello.
Questo disco non è un tributo diretto alla città di New Orleans, sfigurata dall’uragano Katrina. Ne è piuttosto una conseguenza, perché, se in seguito a quel disastro Allen Toussaint non avesse perso casa e studio, non si sarebbe trasferito e probabilmente non avrebbe suonato questi pezzi con Elvis Costello.


Ma è conseguenza anche di una collaborazione già sfiorata in passato, ai tempi di ''Spike''(1989), e soprattutto di un’attitudine sempre più distintiva di Costello, ormai incline a saltare da un genere all’altro, da un partner all’altro, come se niente fosse.
Ma è conseguenza anche di una collaborazione già sfiorata in passato, ai tempi di ''Spike'' (1989), e soprattutto di un’attitudine sempre più distintiva di Costello, ormai incline a saltare da un genere all’altro, da un partner all’altro, come se niente fosse.


Questa volta tocca ad Allen Toussaint, importante pianista e autore r&b, la cui importanza è stata riconosciuta di recente nello splendido “I believe to my soul” da Joe Henry (che ritroviamo qui come produttore, ormai specializzato in black music).
Questa volta tocca ad Allen Toussaint, importante pianista e autore r&b, la cui importanza è stata riconosciuta di recente nello splendido "I believe to my soul" da Joe Henry (che ritroviamo qui come produttore, ormai specializzato in black music).


''The river in reverse''però soddisfa solo a metà: visto come Costello era riuscito a calarsi nelle radici del rock, giù quasi fino al Delta, con ''The delivery man'', ci si aspettava riuscisse a fare almeno altrettanto con a fianco uno dei musicisti più rappresentativi di New Orleans.
''The River In Reverse'' però soddisfa solo a metà: visto come Costello era riuscito a calarsi nelle radici del rock, giù quasi fino al Delta, con ''The Delivery Man'', ci si aspettava riuscisse a fare almeno altrettanto con a fianco uno dei musicisti più rappresentativi di New Orleans.


Si dice che la collaborazione tra i due sia stata istantanea e che il disco sia stato registrato in pochi giorni, ma qualcosa non scorre come dovrebbe, soprattutto per via di qualche esercizio di troppo in cui il canto di Costello prevale in modo stucchevole lasciando svolgere al piano di Toussaint un ruolo da gregario.
Si dice che la collaborazione tra i due sia stata istantanea e che il disco sia stato registrato in pochi giorni, ma qualcosa non scorre come dovrebbe, soprattutto per via di qualche esercizio di troppo in cui il canto di Costello prevale in modo stucchevole lasciando svolgere al piano di Toussaint un ruolo da gregario.


È un peccato perché sarebbe bastata qualche traccia più sudata, magari più pervasa di “New Orleans style” per fare di ''The river in reverse''un disco da ricordare.
È un peccato perché sarebbe bastata qualche traccia più sudata, magari più pervasa di "New Orleans style" per fare di ''The River In Reverse'' un disco da ricordare.


Così bisogna “accontentarsi” di un ottimo disco in cui spiccano “The sharpest thorn” e “All these things”, che non a caso risultano poi essere due tracce percorse da un lieve andamento brass tipico della Crescent City. Funk e r&b di spessore non mancano, soprattutto grazie agli interventi dei fiati che tirano i pezzi insieme agli Imposters: splendidi il solo di trombone che sale di peso su “Tears”, lo stacco strumentale di “International echo” che dura troppo poco, una “Broken promised land” carica di riverbero e l’impasto duro di “Six fingered man”.
Così bisogna "accontentarsi" di un ottimo disco in cui spiccano "The Sharpest Thorn" e "All these things," che non a caso risultano poi essere due tracce percorse da un lieve andamento brass tipico della Crescent City. Funk e r&b di spessore non mancano, soprattutto grazie agli interventi dei fiati che tirano i pezzi insieme agli Imposters: splendidi il solo di trombone che sale di peso su "Tears," lo stacco strumentale di "International Echo" che dura troppo poco, una "Broken Promise Land" carica di riverbero e l’impasto duro di "Six-Fingered Man."


Si sente soprattutto in certi intermezzi “svolazzati” l’aumentata capacità interpretativa di Costello, che non va sempre a beneficio dei pezzi. Delude infatti la title-track, un pezzo scritto apposta per interrogare le coscienze, ma dall’impatto piuttosto trascurabile. Al suo posto meglio prendere il cameo voce e piano di una “Ascension day” che va a smuovere il fondo di una città ancora impantanata.
Si sente soprattutto in certi intermezzi "svolazzati" l’aumentata capacità interpretativa di Costello, che non va sempre a beneficio dei pezzi. Delude infatti la title-track, un pezzo scritto apposta per interrogare le coscienze, ma dall’impatto piuttosto trascurabile. Al suo posto meglio prendere il cameo voce e piano di una "Ascension Day" che va a smuovere il fondo di una città ancora impantanata.
 
''The river in reverse'' è comunque un ottimo lavoro, solo che, come tutti gli ultimi dischi di Elvis Costello, satura l’ascolto lasciando con qualche però.


“''The river in reverse''” è comunque un ottimo lavoro, solo che, come tutti gli ultimi dischi di Elvis Costello, satura l’ascolto lasciando con qualche però.
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'''Mescalina, July 26, 2006  
'''Mescalina, July 26, 2006  
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[[Christian Verzeletti]] reviews ''The River In Reverse''.
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The River In Reverse

Elvis Costello

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   Christian Verzeletti

Questo disco non è un tributo diretto alla città di New Orleans, sfigurata dall’uragano Katrina. Ne è piuttosto una conseguenza, perché, se in seguito a quel disastro Allen Toussaint non avesse perso casa e studio, non si sarebbe trasferito e probabilmente non avrebbe suonato questi pezzi con Elvis Costello.

Ma è conseguenza anche di una collaborazione già sfiorata in passato, ai tempi di Spike (1989), e soprattutto di un’attitudine sempre più distintiva di Costello, ormai incline a saltare da un genere all’altro, da un partner all’altro, come se niente fosse.

Questa volta tocca ad Allen Toussaint, importante pianista e autore r&b, la cui importanza è stata riconosciuta di recente nello splendido "I believe to my soul" da Joe Henry (che ritroviamo qui come produttore, ormai specializzato in black music).

The River In Reverse però soddisfa solo a metà: visto come Costello era riuscito a calarsi nelle radici del rock, giù quasi fino al Delta, con The Delivery Man, ci si aspettava riuscisse a fare almeno altrettanto con a fianco uno dei musicisti più rappresentativi di New Orleans.

Si dice che la collaborazione tra i due sia stata istantanea e che il disco sia stato registrato in pochi giorni, ma qualcosa non scorre come dovrebbe, soprattutto per via di qualche esercizio di troppo in cui il canto di Costello prevale in modo stucchevole lasciando svolgere al piano di Toussaint un ruolo da gregario.

È un peccato perché sarebbe bastata qualche traccia più sudata, magari più pervasa di "New Orleans style" per fare di The River In Reverse un disco da ricordare.

Così bisogna "accontentarsi" di un ottimo disco in cui spiccano "The Sharpest Thorn" e "All these things," che non a caso risultano poi essere due tracce percorse da un lieve andamento brass tipico della Crescent City. Funk e r&b di spessore non mancano, soprattutto grazie agli interventi dei fiati che tirano i pezzi insieme agli Imposters: splendidi il solo di trombone che sale di peso su "Tears," lo stacco strumentale di "International Echo" che dura troppo poco, una "Broken Promise Land" carica di riverbero e l’impasto duro di "Six-Fingered Man."

Si sente soprattutto in certi intermezzi "svolazzati" l’aumentata capacità interpretativa di Costello, che non va sempre a beneficio dei pezzi. Delude infatti la title-track, un pezzo scritto apposta per interrogare le coscienze, ma dall’impatto piuttosto trascurabile. Al suo posto meglio prendere il cameo voce e piano di una "Ascension Day" che va a smuovere il fondo di una città ancora impantanata.

The river in reverse è comunque un ottimo lavoro, solo che, come tutti gli ultimi dischi di Elvis Costello, satura l’ascolto lasciando con qualche però.


Tags:  The River In ReverseAllen ToussaintSpikeJoe HenryThe Delivery ManAll These ThingsThe Sharpest ThornThe ImpostersInternational EchoBroken Promise LandAscension Day

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Mescalina, July 26, 2006


Christian Verzeletti reviews The River In Reverse.

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